venerdì, maggio 27

Al lozzli

Tla faldèda dla nòta
a maz
al lozzli.
E neun dri ma lòu:
ogni respéir
un còulp ad luce.

Nino Pedretti

Le lucciole
Nel grembo della notte/ a maggio / le lucciole.
E noi ad inseguirle: /ogni respiro / un colpo di luce.


***

Faldèda.
Ecco una di quelle parole del mio dialetto che fanno da sole poesia.
Italianizzandola si potrebbe dire faldata.
Allacciati un grembiule in vita, alza il borbo per i due angoli bassi e fissali alla cintura; in questa maniera le donne in campagna, e non solo, improvvisano un sorta di contenitore per raccogliere l'erba, le granaglie, gli ortaggi.
Il senso è quello, di qualcosa che r/accoglie e custodisce.
E' una parola di genere femminile, nel suo senso più intimo e profondo.
Rassicurante.
Non a caso mi restituisce ogni volta l'immagine di mia madre e un ricordo d'infanzia.
Parola decisamente generosa.

2 Comments:

At 9:29 AM, Blogger Zu said...

Per restare in Romagna, sia pure in zona diversa (valle del Bidente), ricordo "lóóv" (da pronunciarsi con la "o" chiusa di "orso"). Significa goloso e mi ci ritrovo.

 
At 2:49 PM, Blogger Mi said...

Zu lo diciamo anche noi, qui nell'estremo lembo sud! E mi associo, chè "lova" lo sono anch'io, peggio di una gatta, come suol dirsi! :)

 

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