All’ombra.
Sorretta dal suo bastone, la nonna mi ferma in cucina come fossi una passante casuale, mi guarda con occhi smarriti e oscillanti tra un interrogativo e una richiesta:
-Ho da andè in te puzèt.
-Eh???
L’Uomo che canta ci ha sentito:
-Vuole andare in bagno.
Recupero il mio dizionario e scopro che puzèt=pozzetto di raccolta che si trovava di fronte alla porta posteriore della stalla e che serviva alla raccolta di tutte le immondizie e gli scarichi della casa.
Nella immota mattina di una domenica di oggi, il tempo si srotola d’improvviso al suono di una parola, di un’immagine da cartolina color terra. Viene avanti da un “lontano” privo di astrazioni
ed io mi sembro appena nata, all’ombra lunga degli anni che lei già è.
Il passato gorgoglia e rimesta i suoi pensieri nei giorni di cielo coperto.

4 Comments:
Alle volte ci si perde in mille dettagli, in cose complicatissime, in problemi apparentemente insormontabili e ci sembra così di vedere intorno a noi una vita meno bella di quella che vorremmo.
Quando poi quei dettagli non li si hanno più, ci si rende conto che quello che prima ci sembrava duro, difficile, a volte nemico, era in realtà una fortuna da proteggere e della quale vantarsi.
In ogni casa dovrebbe esserci una nonna come la tua e un uomo che canta.
Tu li hai entrambi.
E forse è questo, anche questo, che ti ha resa così "migliore" di un sacco di altre persone, che si considerano fortunate per il fatto che se vogliono posso uscire quando gli pare per rientrare solo se han voglia.
A partire da me, naturalmente.
Un bacio alla nonna.
Chissà come si dice bacio alla nonna, lì da voi.
Broono! Ma te li mando tutti e due quando vuoi! Ognuno con i propri attributi: chitarra per lui e bastone per lei! Eh eh??? :)))
E gli spartiti! Dimenticavo gli spartiti! "O sole mio" compreso!!!
Quanto ai baci... quando ti arriverà a casa col postino e tu le andrai incontro, le potresti dire: at voi dè un basin, nona! Lei chiuderà gli occhi per il fastidio (non ama le effusioni-credo comunque che sia un fatto generazionale- per questo gliene facciamo tante), ma dopo ti dirà grazie.
Grazie anch'io.
oggi ho sentito una bimba a scuola citare una frase dialettale del nonno che mi era familiare e ho provato la stessa sensazione di cartolina seppia arrivata dal tempo che fu. Sono echi che riscaldano.
Su
Caldo e raro immagino Su, e tu che sei a contatto con i bambini avrai un percezione anche più nitida di tale rarità! Temo che la nostra generazione sarà l'ultima, non dico a parlare, ma almeno a capire il dialetto. Poi queste voci antiche finiranno custodite come "beni orali" negli archivi della Discoteca di Stato... per certi versi salvate, ma sempre più lontane.
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