venerdì, febbraio 10

Se avessi un bar.

Da dietro un cappuccino domenicale indico a Fraps (inutile linkarlo) l’uomo che si è appena accostato al bancone e gli dico divertita di guardare: “Chissà come ci proverà questa volta?”
Fa parte della buffa triade di ragazzi, diciamo alternativi (qui li chiamano “matti”), che vive da qualche tempo nel quartiere: il Lungo, il Massiccio, e il Morbido, il più espansivo ed eclettico dei tre. Si muovono insieme più volte al giorno avanti e indietro lungo la via, sguardo determinato e passo rapido da marcia, non mancando mai di rivolgermi al volo, nei fortuiti incontri, un galante “buongiorno bella signorina!”.
Una delle mete predilette è il bar, scenario della solita gag: sorriso-mi fai un caffè con…50 centesimi?-sorriso / sorriso-posso avere un caffè? Adesso come adesso non ho spicci, ma te li porto!..metti sul conto-sorriso. Ma quale conto? I miei baristi, li ho visti cedere sempre.
E allora anche Fraps assiste alla scena del Morbido e mi racconta che al sud c’era l’usanza del “caffè sospeso”, ovvero un caffè che un qualunque avventore poteva lasciare pagato in favore di una persona meno abbiente che avrebbe potuto consumarlo gratis semplicemente chiedendo “C’è un sospeso per me?”
Non so se questa usanza esiste ancora e dove (qualcuno di voi lo sa? io non ne avevo mai sentito parlare), ma mi sembra di una tale civiltà e delicatezza nel modo dell’offrire e del ricevere che sarebbe un buon segno vederla diffusa un po’ ovunque.

13 Comments:

At 12:46 AM, Blogger Zu said...

Ne ho sentito parlare, a Milano, ma non ricordo da chi (sarà un ricordo in sospeso).

 
At 2:19 PM, Anonymous Anonimo said...

Anch'io la conoscevo, ma non ero certo sulla sua diffusione a Milano, quindi stamattina (pomeriggio...vabbè) ho chiesto conferma al bar.

Tutti la conoscono, ma come usanza del sud.
Nessuno l'ha mai vista adottata anche qui da noi.

Ovviamente uno dei ragazzi con i quali parlavamo ha subito detto "Ecco, cominciate voi, pagatemi questo amaro che sto bevendo", spiegando in un colpo solo il motivo per i lquale al nord non si diffonderà mai.

E' proprio il principio dell'offerta per il puro piacere di farla, a "non sai chi", quindi l'assenza della motivazione "gratitudine", che qui mi sa che manca.

 
At 5:13 PM, Blogger Mi said...

Ho parlato anch'io col mio barista e anche secondo lui, che non conosceva sta cosa, è inapplicabile. "Come faccio io che sto dietro al bancone a distinguere un 'povero' da uno 'scroccone'?" E in effetti come si potrebbe evitare di trasformare un gesto di solidarietà (ho iniziato parlando dei tre ragazzi del quartiere, perchè loro vivono in una situazione di effettivo disagio)in un'occasione per i furbi?

 
At 5:35 PM, Anonymous Anonimo said...

Anche da noi è ventua fuori la domanda "E gli scrocconi?".

La mia teoria è che questa cosa non abbia nulla a che fare con l'esistenza o meno degli scrocconi, né con le perosne in situazione di disagio.
E' proprio un'altra cosa.

Io semplicemente quando posso permettermelo lascio un caffè pagato in più.
Non significa che lo stia offrendo necessariamente al poverello o al disagiato.
Semplicemente lascio pagato un caffè perchè è un gesto di cortesia.
Magari a bersi quel caffè sarà un manager d'azienda che per la fretta quella mattina s'è scordato il portafoglio a casa, o il tizio che oggi s'è dovuto comprare pure l'abbonamento al bus e per questo non gli sono avanzati spicci per la colazione.
Non è carità diretta necessariamente al povero, è cortesia offerta alla gente, qualsiasi "gente".

Il barista non deve preoccuparsi di riconoscere lo scroccone.
Gli basterà (e questo i baristi lo sanno fare perchè anche se hanno mille clienti si ricordano tutto) non offrirlo a qualcuno che lo chiede per più di una volta senza averlo mai a sua volta lasciato pagato.

Certo, potranno rubarsi il primo, ma se uno ogni giorno mi chiede se c'è un caffè pagato e mai una volta ne paga uno, io non avrò bisogno di essere il Tenente Colombo per sapere di aver davanti uno che vuole solo approfittarsene.

E' che dietro a questa cosa si pensa subito ci sia la carità e di conseguenza il suo lato negativo, gli approfittatori.
Se invece la si considera come puro gesto di cortesia, si scopre che gli "scrocconi" verrebbero autoeliminati dallo stesso meccanismo che sta alla base di questa cosa.

Non a caso, l'unico meridionale presente alla discussione stamattina, alla domanda sugli scrocconi ha risposto
"A Napoli non esistono gli scrocconi. Semplicemente esiste l'ospitalità e quello è il motore di questa cosa del caffè in sospeso"

Che rende l'idea molto megli odi come l'ho esposta io, che in sostanza volevo dire la stessa cosa.

Io stesso, potrei un giorno prendermi quel caffè pagato da qualcun altro, senza per questo essere povero.
Semplicemente mi faccio offrire un caffè dan on so chi, così, per il piacere di aver ricevuto un bel gesto.

 
At 6:42 PM, Blogger Mi said...

Ah beh certo, così non fa una piega. Io però avevo capito che si trattava di un caffè destinato sì ad uno sconosciuto, ma che quel caffè proprio non se lo potrebbe permettere. Così avevo capito io che però, ripeto, non ne avevo mai sentito parlare.
In entrambe le versioni, resta che il gesto del dare, mi pare, viene spogliato di certa ipocrisia che a volte lo accompagna ed è tutto genuina "gentilezza" verso gli altri. O ospitalità, come ti diceva quel napoletano stamattina. Una bella roba in ogni modo, insomma!

 
At 7:18 PM, Anonymous Anonimo said...

se vi capita di passare da Peck, lasciatemi pagato un aspic di aragosta in gelatina.
(ognuno ha il suo personale livello di indigenza)

 
At 3:11 AM, Anonymous Anonimo said...

Amore mio, mi sa che in questo caso (io) non posso esserti utile e per questo passo la mano a chi può.
Io in un posto dove vendono un barattolo di carciofini a 75 euris non solo non lascerei mai nulla di pagato per qualcuno, ma non mi ci avvicino nemmeno per me, per principio.

Almeno qui a Milano, sono rare persino le volte che calpesto il marciapiede della via che lo ospita, Peck, e quelle poche in genere è per sbaglio, figurati entrarci.
(ognuno ha i suoi livelli di decenza)

 
At 8:41 AM, Anonymous Anonimo said...

ciao sono sicura che sia una usanza napoletana...ma anche più giù, in calabria, ogni tanto questa cosa capita. E' una cortesia, per i meno abbienti ma anche per gli amici che frequentano lo stesso bar.

 
At 8:59 AM, Blogger Mi said...

Ciao a te. Capiterà prima o poi di farmi finalmente una vacanza giù!

Ah Flo...Non guardare neanche me! Al massimo una piada!

 
At 9:34 AM, Anonymous Anonimo said...

aarghhhhh...e io che contavo su di voi
(perché broono mi prende sempre così maledettamente sul serio, perché?)

 
At 12:24 PM, Anonymous Anonimo said...

ciao a tutti, quella del caffè sospeso mi risulta tradizione esclusivamente napoletana, in cui appunto non si parla di povertà ma di ospitalità, generosità verso chi non so. Mia madre ha avuto il bar per 18 anni e si è trovata ad incassare più di un accusa dai suoi clienti quando offriva la colazione al morbido di turno (noi paghiamo e tu offri la colazione a quello là?).
ieri al palazzetto sordidi tifosi romagnoli cantavano "noi non siamo napoletani". ecco appunto, non lo siamo
al.an.

 
At 12:25 PM, Blogger Mi said...

Flo, il sooltano ti ama, lo sai :)
Al, mi fai venire in mente che ci sono anche ministri che cantano "chi non salta italiano è". Lo so è un'altra storia, ma dello stesso ordine di imbecillità.

 
At 8:58 AM, Anonymous Anonimo said...

Quelo del caffé sospeso era un gesto di una civiltà molto molto evoluta che va via via diminuendo, fino a scomparire del tutto, proprio perché in qusto mondo invece di continuare ad evolverci stiamo sempre più regredendo… peccato!!!

 

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