Presidio.
Adesso ti mostro come si fa la piadina.
Poiché oggi ti va la piadina. L’unico motivo per cui potrebbe non andarti è che non l’hai mai mangiata. Quindi fidati, ti va.
Metto il tagliere sul tavolo e prendo il matterello. Intanto inizia a parlarmi, che questo è il cibo della compagnia e vuole le chiacchiere.
Con gli ingredienti si fa in fretta.
Prendi la farina e la versi sul tagliere inventandoti un piccolo vulcano dagli orli bassi e nella gola ci metti: un pizzico di bicarbonato, uno di sale, olio extra vergine d’oliva - si lo so che tu sai che ci va lo strutto, ma è un fatto di scuole e la mia scuola mi ha insegnato a metterci l’olio, così la piada guadagna in leggerezza e digeribilità e te ne puoi mangiare di più- …
Metti il testo sul fuoco intanto? così si scalda… è quella teglia nel mobile lì in basso, anche se a rigore si dovrebbe usare quella in argilla cotta, io però ce l’ho solo in metallo. Ecco, grazie.
Poi aggiungi un po’ d’acqua tiepida, fino a che deborda e allora raccogli gli argini di farina del vulcano con le mani e inizi a impastare. E qui finisce la teoria e tocca solo alle mani.
Esse fanno la differenza: u i ven ben la pida perchè l’a i à la mèna chèlda, si dice. Ma dipende anche dalla sacra combinazione movimento-spinta che si imprime nell’impastare, che è poi l’equazione del carattere, che si trasmette al cibo e si volge in sapore… una piada più buona di quella di mia mamma non l’ho mai mangiata. Un sapore quando è unico diventa un ricordo facile e infatti me la ricordo ancora… hai trovato il vino rosso, eh? Versa, versa!
Dopo avere impastato dividi in pagnotte grandi come il pugno di un uomo (gentile però, l'uomo), le ammorbidisci ancora con le mani (guardami) e poi le spiani una ad una col matterello fingendo di essere Giotto, grandezza: un piatto piano. Non più spesse di 4 millimetri. Se le vuoi più alte vai a nord, che qui siamo nelle propaggini del sud e l’amiamo sottile. Segna.
E adesso le cuoci tu sulla teglia calda, che la cottura m’annoia. Buchi la piada con la forchetta, la volti su un verso e sull’altro e quando è dorata la levi, la tagli in due e ti invaghisci del suo buon odore.
E poi ti dico cosa succederà.
Per golosità, vorrai pizzicarne subito un angolo e una voce di donna dai fianchi generosi ti ammonirà “aspetta un attimo che mangiamo tutti insieme!” e tu pizzicherai un’altra volta e lei ti minaccerà con la coltella. Allora sarà lei a passarti una piada calda dove si va ammorbidendo una fetta di prosciutto crudo, sempre più lucida.
Dopo il primo avido morso il mondo ti sembrerà migliore, al secondo ti verrà voglia di scrivere qualcosa sui vetri appannati della finestra in cucina, come quando eri piccolo.
Adesso ti mostro come si fa la piadina.
Poiché oggi ti va la piadina. L’unico motivo per cui potrebbe non andarti è che non l’hai mai mangiata. Quindi fidati, ti va.
Metto il tagliere sul tavolo e prendo il matterello. Intanto inizia a parlarmi, che questo è il cibo della compagnia e vuole le chiacchiere.
Con gli ingredienti si fa in fretta.
Prendi la farina e la versi sul tagliere inventandoti un piccolo vulcano dagli orli bassi e nella gola ci metti: un pizzico di bicarbonato, uno di sale, olio extra vergine d’oliva - si lo so che tu sai che ci va lo strutto, ma è un fatto di scuole e la mia scuola mi ha insegnato a metterci l’olio, così la piada guadagna in leggerezza e digeribilità e te ne puoi mangiare di più- …
Metti il testo sul fuoco intanto? così si scalda… è quella teglia nel mobile lì in basso, anche se a rigore si dovrebbe usare quella in argilla cotta, io però ce l’ho solo in metallo. Ecco, grazie.
Poi aggiungi un po’ d’acqua tiepida, fino a che deborda e allora raccogli gli argini di farina del vulcano con le mani e inizi a impastare. E qui finisce la teoria e tocca solo alle mani.
Esse fanno la differenza: u i ven ben la pida perchè l’a i à la mèna chèlda, si dice. Ma dipende anche dalla sacra combinazione movimento-spinta che si imprime nell’impastare, che è poi l’equazione del carattere, che si trasmette al cibo e si volge in sapore… una piada più buona di quella di mia mamma non l’ho mai mangiata. Un sapore quando è unico diventa un ricordo facile e infatti me la ricordo ancora… hai trovato il vino rosso, eh? Versa, versa!
Dopo avere impastato dividi in pagnotte grandi come il pugno di un uomo (gentile però, l'uomo), le ammorbidisci ancora con le mani (guardami) e poi le spiani una ad una col matterello fingendo di essere Giotto, grandezza: un piatto piano. Non più spesse di 4 millimetri. Se le vuoi più alte vai a nord, che qui siamo nelle propaggini del sud e l’amiamo sottile. Segna.
E adesso le cuoci tu sulla teglia calda, che la cottura m’annoia. Buchi la piada con la forchetta, la volti su un verso e sull’altro e quando è dorata la levi, la tagli in due e ti invaghisci del suo buon odore.
E poi ti dico cosa succederà.
Per golosità, vorrai pizzicarne subito un angolo e una voce di donna dai fianchi generosi ti ammonirà “aspetta un attimo che mangiamo tutti insieme!” e tu pizzicherai un’altra volta e lei ti minaccerà con la coltella. Allora sarà lei a passarti una piada calda dove si va ammorbidendo una fetta di prosciutto crudo, sempre più lucida.
Dopo il primo avido morso il mondo ti sembrerà migliore, al secondo ti verrà voglia di scrivere qualcosa sui vetri appannati della finestra in cucina, come quando eri piccolo.

8 Comments:
Per quel poco che vale, sono contento di essere primo a lasciare il plauso.
Perché come diceva il Nostro in quel bel libro che non è solo di ricette: "Amo il bello e il buono ovunque si trovino e mi ripugna di vedere straziata, come suol dirsi, la grazia di Dio. Amen."
A.
se mai ti chiedessi se ci si può commuovere leggendo di come si fa e si gusta una piadina, beh, ti levo il dubbo.
sì.
(tutto quel calore da qualche parte dovrà pur andare)
lisa
poetessa...gnam
Questi post spiegano perché per dire "innamorato" spesso si usa "cotto".
Fortunato l'uomo che ti sposa.
Ma anche quello che con te condivide soltanto una tavola.
Oh, insomma, fortunato chi ti conosce.
Io, almeno, così mi sento.
Che fame!!Tanti auguri Mi e un abbraccio (gotanblog)
Mì,
sei grande.
Bandini
In 6 commenti 5 regioni italiane e uno stato estero!
Sol che passiate di qua e vi farò sentire la "Piada della Nonna", che non ha niente a che vedere con sto blog, fatto sta che è il miglior chiosco della città: quando la commozione vien mangiando.
(In onore di Broo, che mi perora la santa causa di un futuro matrimonio facendomi pubblicità positiva, sulla tavola anche il “Biscotto alla sooltana”).
Sento che a febbraio vi parlerò delle "castagnole" :)
No no, non peroro nessuna causa.
Lo farei se pensassi che ce ne fosse bisogno.
Se io parlo di un futuro matrimonio è perché per una persona bella come te è una logica certa prospettiva della quale io sono solo spettatore.
Per questo mi permetto di aggiungere un dettaglio importante.
Io non trovo logico immaginare che un giorno avrai un matrimonio, trovo logico pensare che avrai un FELICE matrimonio.
Che non è lo stesso.
Sei troppo bella per pensare che il tuo avere un giorno una famiglia felice sia non più di una possibilità.
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