L'ultima lezione: del valore di una metafora.
L’escursione nella vallata era decisa. Il sole chiamava, e la strada, e il cielo; era giorno di cammino. Zaino in spalla, viveri, acqua e binocolo… Visto mai che avvistasse un' istrice? visto mai che avvistasse uno scoiattolo, o ben altrimenti un capriolo???
Ella era tutta tesa alla lezione che quel dì la natura e la marcia le avrebbero impartito.
"La marcia ha l'effetto di sfoltire i pensieri, mobilita un'effervescenza diffusa che si accentua con la stanchezza del procedere. A volte si avvicina addirittura a una trance, ad un oblio di sé nell'agire: condizione simile a quella sperimentata dall'arciere zen, che diventa sempre più abile quanto più dimentica il bersaglio esteriore per identificarsi con esso" (D. Le Breton)
INFATTI!
Ella procedeva solitaria e concentrata sul sentiero, come l’arciere zen. Senza l’arco, d'altronde inutile orpello metaforico, ma per il resto uguale, uguale.
Eppure le risultò difficile identificarsi con quel cinghiale.
D’altronde un corno.

4 Comments:
dalle mie parti, nelle ultime tre settimane ho avvistato: una volpe, due tassi, un istrice, un'allegra famigliola di cinghialotti (erano sette, lo giuro!), una donnola con topo tra le fauci, un capriolo.
tutto ciò semplicemente girando con la macchina o in bici per le solite strade di ogni giorno.
(gliela scrivo io, la sceneggiatura, a Piero Angela. d'altronde.)
:))
lisa
Lisa! Le tue parti assomigliano alle mie e se dici che i cinghialotti erano 7 io ti credo all'istante e allora lo sai ben anche tu che essere in bici o in macchina può fare la sua sporca differenza!
(cocopro allora, eh? d'altronde.)
Sai? Mi sembra come di averla già letta questa storiella zen.
Sottile e tagliente come una katana.
Leggera e solleticante come la piuma di un airone.
Appunto.
adorabile ^_^
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